mostra #tanticuori1 capanna : elementi di verifica

Il giorno della chiusura della mostra “tanticuori1capanna” si è svolta. da parte dei promotori una prima verifica sull’andamentoDi seguito riportiamo la sintesi solo sulla valutazione di alcuni elementi :

1. Contenuti

Riscontro positivo. I pannelli sono straordinari e sono stati facilitatori del racconto. Ci siamo resi conto, durante le presentazioni, che i contenuti che erano per noi scontati e semplici, per moltissimi visitatori erano sconosciuti, generando grande interesse ed entusiasmo.

I contenuti erano validi per la totalità dei visitatori: piccoli e adulti, di qualsiasi livello culturale e qualsiasi fede. Il messaggio è piaciuto a tutti, bello e ben presentato, offrendo spunti di spiritualità. É piaciuta anche a chi si è presentato come agnostico, lasciando “tanto a molti”.

Le foto dei migranti, costituenti l’attualizzazione della figura del pastore di oggi, dovevano essere presentate dalla guida, sottolineando la motivazione ed il messaggio legato alla loro presenza in sala, potenziandone la capacità comunicativa.

Si è rilevato che, a seconda del tempo che il visitatore aveva da spendere in sala, la guida ha potuto offrire contenuti vari, seguendo più filoni (le religioni abramitiche, San Francesco, la Basilica di Santa Maria Maggiore, il presepe napoletano…). L’esperienza è stata ben integrata anche con il Museo e i suoi tesori. Ci sono stati commenti sul libro dei visitatori che hanno sottolineato la bellezza del messaggio e la bravura delle guide.

2. Oggettistica esposta

Tutto bellissimo con pezzi tali da incuriosire ogni visitatore. Ci sarebbero stati bene anche dei pezzi di grande dimensione.

3. Formazione

É stata ben preparata e racchiusa per tempo in un solo volumetto, nei tempi giusti per consentire alle guide la formazione personale e l’approfondimento. Le registrazioni dei contributi presentati da Massimiliano testimoniano che quando la formazione è ben preparata, desta interesse concreto e non annoia.

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mostra #tanticuori1 capanna : elementi di verifica

i numeri dei visitatori delle mostre interculturali saveriane

Visto che le Mostre Interculturali Saveriane divengono ottime occasioni di Animazione Missionaria, volevamo condividerne (per comprenderlo) il VALORE, informandovi circa il numero dei visitatori coi quali siamo entrati in contatto in questo anno pastorale *(da settembre 2018ad oggi):
Parma: 850 visitatori
Salerno: 1450 visitatori
Desio (parte prima): 1020 visitatori.
Siamo a 3320 volti incontrati, un numero significativo che continuerà ad essere aggiornato nelle prossime settimane.

i numeri dei visitatori delle mostre interculturali saveriane

La Mostra è culla di relazioni autentiche

Riportiamo il pensiero che Mario Foresta, collaboratore fedelissimo della Mostra Interculturale, ha dedicato al gruppo di lavoro, al termine di questa esperienza espositiva

Carissimo Luciano,

ho visto le foto del vostro lavoro di “smantellamento” della mostra di quest’anno ed ho provato tanta emozione nel veder riporre le tante natività che hanno dato colore a questo Natale vissuto, qualche ora, insieme a voi.

Le foto mi hanno fatto vedere ancora una volta la sala nella quale ho vissuto, insieme a te, a Rosina, ad Antonio, una delle più belle giornate della mostra.

Mi riferisco a quella mattinata durante la quale sono venute a visitarci le scolaresche del Convitto.

Negli occhi miei e quelli di Rosina si notava l’emozione di ricevere gli alunni che ci ricordavano le centinaia di alunni che nei nostri splendidi anni di scuola ci hanno reso la vita meravigliosa, e poi il tuo sguardo che trasmetteva la felicità per chi per un attimo è tornato nel suo mondo; ed ancor di più mi ha colpito lo sguardo attento e perplesso di Antonio che è stato testimone di una giornata a dir poco eccezionale.

Termina il periodo di un’altra mostra, sicuramente la più difficile e per la “location” e per il tema.

Siete stati bravissimi nella scelta …

Mai come oggi la mangiatoia, il Bambin Gesù, le semplici statue sono un monito ed allo stesso tempo la certezza: il monito perché ci invita a pensare con più responsabilità al messaggio divino e la certezza che dalla nascita di Gesù tutto si realizza per il bene degli uomini di buona volontà.

Quelle capanne costruite con i materiali più svariati ci hanno portato in tutto il mondo e quelle opere d’arte ci hanno ricordato che Gesù è nato per tutti ed è nato dappertutto.

Chi più di voi, sulle orme di San Francesco Saverio, sa cosa significhi l’universalità del messaggio evangelico che nasce nella povertà per poi illuminare tutto il mondo.

Quelle statuine mi hanno accompagnato in tutto il periodo natalizio e mi accompagneranno sempre e mi ricorderanno di essere fortunato per avere vissuto un magnifico periodo della mia vita.

Un’ultima immagine che porterò per sempre nel mio cuore è quella che ho immaginato in una giornata che ho trascorso da solo nel museo: ho visto accanto a tutte le natività, dalla più piccola alla più grande, il volto sereno di Padre Carlo, di Padre Nazareno, di Padre Simone, di Padre Francois, di Padre Alex, di Padre Mario e di tutti gli altri padri che durante quest’anno mi sono stati vicino.

E poi ho rivisto tutti voi, Laici Saveriani che mi avete donato un sorriso sempre e soprattutto mi avete dato modo di conoscere un mondo meraviglioso che posso definire “Un cuore ed una capanna”.

Grazie e ciao

Mario Foresta

La Mostra è culla di relazioni autentiche

Presepi dal mondo: Tanti cuori, una capanna

dal sito http://www.saveriani .it
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Sabato, 26 Gennaio 2019

Carlo Salvadori

Il 20 gennaio scorso si è conclusa la mostra interculturale dei “presepi dal mondo” ospitata al Museo Diocesano di Salerno dal 26 novembre 2018.

1.442 visitatori provenienti da 15 paesi del mondo hanno potuto viaggiare per il globo attraverso i racconti delle guide e le forme ed i colori dei vari presepi.

Congo, Peru, Bangladesh, Polo nord e Slovenia sono alcuni dei 55 paesi che hanno rappresentato secondo i costumi propri, la scena della nascita di Gesù così come fu raccontata da s. Francesco, a Gubbio nel lontano 1223.

Le guide, sotto la direzione di Marta Chiaradonna, hanno descritto la storia del presepe e la sua valenza interreligiosa, specialmente citando la sura 19 (detta di Maria) in cui è raccontata la nascita del profeta Gesù per i musulmani.

Al centro dell’esposizione il bambinello con ai piedi un angelo mentre offre l’incenso, simbolo della preghiera dei popoli della terra.

Intorno a lui i pastori moderni: una serie di 5 foto raffiguranti i migranti che nella precarietà si mettono in cammino verso una meta sconosciuta ma carica di attesa.

Presepi dal mondo: Tanti cuori, una capanna

Il presepe e l ‘Islam

Ha suscitato particolare interesse nei visitatori della mostra #tanticuori1capanna l’illustrazione del ruolo di Gesù e di Maria nell’Islam e alcune tradizioni connesse al presepe che uniscono Cristiani e Mussulmani

Gesù nell’Islam

“La figura di Gesù Cristo nell’Islam è l’unico esempio di una religione mondiale, l’Islam, che contempla teologicamente la figura centrale di un’altra, riconoscendo questa figura fondamentale e costitutiva della propria identità.” Così scriveva Tarif Khalidi nel Un musulman nommé Jésus. Una figura, quella di Isà ibn Maryam – Gesù figlio di Maria – assolutamente fondamentale in ambito islamico. Certo, nella sua prospettiva di un monoteismo monolitico e assoluto, l’Islam non può che rifiutare l’assunto cristiano che vede in Gesù “il figlio di Dio” e la manifestazione di Dio stesso: questo non toglie però che, anche in ambito musulmano, la figura di Gesù goda di un ruolo per certi versi sorprendente. Fra tutte le figure profetiche venerate dall’Islam, infatti, quella di Gesù può vantare delle caratteristiche che la rendono davvero unica, dei veri e propri “privilegi” la cui solidità teologica affonda le radici nello stesso Corano e negli hadith più antichi e venerati. Tra queste caratteristiche uniche, le più importanti sono sicuramente: la sua nascita verginale da Maria, affermata senza esitazione dal Corano; l’essere definito, sempre dal Corano, «Sua – di Dio – parola, che Egli pose in Maria, uno spirito proveniente da Lui»; la sua capacità di fare miracoli, pur se «col permesso di Dio»; il privilegio, unico fra tutti i discendenti di Adamo e condiviso solo con la madre Maria, di non essere stato «toccato da Satana» al momento della nascita. Alla domanda di Gesù: «E voi chi dite che io sia?» (Mc 8,29) l’Islam ha cercato di rispondere attraverso due concetti: l’esteriorità (dhahir) e l’interiorità (batin) di Gesù. Sul piano esteriore, Gesù si presenta come un profeta, così come gli altri; su quello interiore egli appare come modello di uomo perfetto, di manifestazione dello Spirito. Alla già citata espressione di Ibn al-Arabi “sigillo di santità”, il maestro aggiunge: «Egli è lo Spirito, e il figlio dello Spirito e della Vergine Maria (…) Egli discenderà fra noi come arbitro giusto». Un’altra prerogativa di Gesù, secondo il Testo Sacro dei musulmani, è quella di essere stato “assunto in cielo” per volontà di Dio con il suo stesso corpo; questo privilegio, d’altronde, si collega direttamente all’idea, propria alla tradizione islamica, che Gesù non sia mai veramente morto ma sia stato salvato in estremis da Dio e condotto in cielo da dove, alla fine dei tempi, sarà destinato a far ritorno: «non lo uccisero né lo crocefissero, ma così parve a loro». Il Natale inteso come natività e incarnazione del figlio di Dio, resterà un punto di distanza tra le due

religioni, ma questo non toglie che all’interno del Corano si trovino molti elementi della tradizione ebraico-cristiana che potrebbero dare molto più seguito ad un dialogo piuttosto che ad una contrapposizione tra musulmani e cristiani. Accettare questo e provare a costruire un ponte verso l’altro diverso da sé, anche a livello religioso, può essere un rinnovato impegno e sfida che lo stesso Natale lancia anche oggi, non per un mero gusto “ecumenico” un po’ fine a se stesso, ma proprio ricalcando l’esempio del Cristo, venuto per tutti, anche per quelli che non lo credono.

La Vergine Maria nel Corano

In occasione della visita papale in Egitto, Francesco e l’imam Al-Tayyib hanno auspicato un incremento del dialogo cristiano-islamico. Nel “esaltare ciò che unisce”, la figura di Maria rappresenta di sicuro un ponte saldo tra fedeli cristiani e musulmani. La persona di Maria esercita un certo fascino su tutto il mondo dell’Islam. Questo fascino è legato alla considerazione che i musulmani nutrono per Lei per suo figlio, Issa, o Gesù, ritenuto dall’Islam il maggiore tra i profeti, il più importante anello nella catena di trasmissione della Rivelazione Divina, dopo Muhammad. I musulmani designano Maria con il nome coranico Maryam e spesse volte la dicono anche Sayyida, nome che significa Signora, Padrona e corrisponde all’incirca al titolo di Madonna con cui è indicata in Occidente. Il benevolo atteggiamento dei musulmani riservato a Maria, è il frutto della grandiosa idea, stima, venerazione e ammirazione del Profeta Muhammad nei confronti di Maria e da lui trasmessa ai musulmani. Dio riserva a Lei una posizione straordinaria dentro il Corano, che

nessun’altra donna condivide, nemmeno la moglie o la figlia prediletta del Profeta dell’Islam. A dimostrazione di tale potenza unificatrice tra Islam e Cristianesimo, ci sono i fedeli musulmani che, da secoli, si mettono in cammino verso santuari mariani cattolici, dall’Egitto al Libano, dalla Siria all’Iran, sapendo che Maria è, nel Corano, “la purissima”, il cui nome è pronunciato ben 34 volte e alla quale è dedicata un’intera Sura – capitolo – una delle più belle e ricche di significato. Tale devozione crea sentimenti di amicizia e non di antagonismo. Si dice spesso che le religioni, soprattutto i monoteismi, siano fonti di guerre e divisioni: questa tesi è però falsa dal punto di vista storico e dal punto di vista del contenuto. Certo, in nome della religione si è spesso fatto la guerra, ma l’uomo lancia guerre in nome di qualunque ideologia e non è la religione in sè a scatenarne. Se pensiamo ai nazionalismi, alle divisioni e alle guerre mondiali avvenute in Europa, dobbiamo dire che il nazionalismo, così tornato in auge in questo delicato periodo storico, è stato causa di violenza molto più di ogni religione, e che le ideologie atee, nel ventesimo secolo, hanno prodotto più morti delle religioni. Anche le guerre di religione avvenute in Europa erano basate su fenomeni politici che strumentalizzavano la religione: Cuius regio, eius religio era la visione comune di allora, non la visione suggerita dal Vangelo. Di fatto, con i musulmani, appena si parla di Maria, si cambia atteggiamento: c’è un’atmosfera di pietà, di silenzio, di fraternità. Qualcuno potrebbe vedere qui una specie di sincretismo ma, in realtà, la devozione è un fenomeno aperto a tutti. Nei santuari mariani non ci vanno solo cristiani, ma anche altri credenti, o gente allontanata dalla Chiesa, o addirittura non credenti e si celebra con chiarezza una liturgia cristiana. E se io, mentre prego la Madonna, vedo un musulmano che prega affianco a me, che problema c’è? Nessuno, è invece un grande conforto, perché la devozione è una base molto più forte di amicizia che i legami ideologici, politici o culturali. Chi pensa ancora all’Islam in modo esclusivo, come talvolta fa un certo fondamentalismo, forse non ha capito ancora pienamente l’Islam.

Il presepe nell’Islam

Nel periodo della Rivoluzione, in Francia furono proibite le funzioni religiose di Natale e la galette des rois (torta dei re) fu rinominata Gâteau de l’Égalité (torta dell’uguaglianza), rimuovendo ogni riferimento ai Re magi e alla Natività. Secoli dopo, c’è chi pensa di vietare canti, tradizioni e simboli, come il presepe, nel timore che manifestare la propria identità culturale e religiosa possa offendere chi appartiene ad un’altra

confessione di fede. “Rimuovere per integrare” è la teoria di chi pensa che, per convivere con i musulmani, si debbano rimuovere simboli e tradizioni. Un modo di vedere ristretto e rigido, che considera lo spazio culturale come uno spazio limitato nel quale, a causa del “sovraffollamento” di culture, si debba togliere un po’ di spazio ad una per darlo ad un’altra. Bisognerebbe invece iniziare a capire che le tradizioni uniscono i popoli e rafforzano le società; annacquarle non fa che alimentare il falso mito dell’intolleranza islamica, con l’unico risultato di esacerbare gli animi e minare lo sviluppo di una sana intercultura. A prescindere dalle buone intenzioni, prima di parlare nel nome dell’Islam e di vietare i presepi nelle scuole ad esempio, i presidi potrebbero chiedere ai musulmani quali siano i loro sentimenti nei confronti del Natale: sono convinto che rimarrebbero molto sorpresi. Chi – in buona fede – vieta i presepi probabilmente non sa che in Egitto, Tunisia, Marocco e in numerosi Paesi islamici si celebra la Natività, e in numerose piazze e spazi pubblici si addobbano alberi in occasione del Natale. Il vero problema quindi non è che cosa pensino i musulmani di Gesù Cristo, piuttosto la questione è se qualcuno abbia mai chiesto ai musulmani quali siano i loro sentimenti verso il Natale, prima di decidere di fare o eventualmente non fare qualcosa per non offenderli. Oggi i musulmani sono strumentalizzati dai terroristi, dai politici e da qualsiasi portatore di una posizione ideologica: tutti parlano per conto dei musulmani, ma nessuno parla con loro. La chiave di tutto sta nella grande differenza che passa fra religione e cultura. Se la religione è un credo che possiamo accettare o rifiutare, la cultura e le sue tradizioni sono il frutto del movimento delle società nella storia, una formula umana che non può essere separata dal cuore e dalla lingua. Oggi un cristiano egiziano dice: “Io sono di religione cristiana e di cultura musulmana”, un dualismo che probabilmente riguarda tanti giovani musulmani, nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, dei quali nessuno ha avuto ancora il coraggio di occuparsi se non per dare loro un nome, quello di “seconde generazioni”. La loro appartenenza culturale – che lo vogliano oppure no – è determinata dalla lingua, dai vestiti, dal cibo, dalle arti, dalla tecnologia, dal linguaggio della vita quotidiana e dalle tradizioni: un mare – nostrum – sul quale navigano con la nave dei loro valori religiosi. Restare a terra, o farsi inghiottire dal mare, sono due cose in contrasto con il ruolo e lo scopo di quella nave.

Corano, Sura al-Tahrim, 66:12

E Maria, figlia di Imran, che conservò la sua verginità; insuflammo in lei il Nostro spirito. Attestò la veridicità delle parole del Suo Signore e dei Suoi libri e fu una delle devote.

Corano, Sura Maryam, 19:16-35

Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente. Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito, che assunse le sembianze di un uomo perfetto.

Disse [Maria]: «Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei [di Lui] timorato!».

Rispose: «Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro».

Disse: «Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?».

Rispose: «È così. Il tuo Signore ha detto: “Ciò è facile per Me… Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. È cosa stabilita”».

Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano.

I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: «Me disgraziata! Fossi

morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!».

Fu chiamata da sotto: «Non ti affliggere, ché certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi;

scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi.

Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, di’: “Ho fatto un voto al Compassionevole 5

e oggi non parlerò a nessuno”».

Tornò dai suoi portando [il bambino]. Dissero: «O Maria, hai commesso un abominio!

O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio né tua madre una libertina».

Maria indicò loro [il bambino]. Dissero: «Come potremmo parlare con un infante nella culla?»,

[Ma Gesù] disse: «In verità sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta.

Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l’orazione e la decima finché avrò vita, e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento né miserabile.

Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a

nuova vita».

Questo è Gesù, figlio di Maria, parola di verità della quale essi dubitano.

Non si addice ad Allah prendersi un figlio. Gloria a Lui! Quando decide qualcosa dice: «Sii!» ed essa è.

Corano, Sura al-Baqara, 2:136

Noi crediamo in Dio, in ciò che è stato rivelato a noi e in ciò che fu rivelato ad Abramo, a Ismaele,

a Isacco, a Giacobbe, e alle Dodici Tribù, e in ciò che fu dato a Mosè e a Gesù, e ai profeti del Signore; non facciamo differenza alcuna fra loro e a Lui tutti ci diamo!

Corano, Sura al-Baqara, 2:253

Noi abbiamo elevato alcuni profeti al di sopra degli altri. Ad alcuni Dio ha parlato, e Dio ha elevato molti di loro a gradi superiori. Abbiamo dato a Gesù figlio di Maria delle prove chiare.

L’abbiamo confermato con lo Spirito di Santità.

Corano, Sura al-Imran, 3:45-46

E quando gli angeli dissero a Maria: “O Maria, Iddio ti annunzia la buona novella di un Verbo che

viene da Lui, e il cui nome è: il Messia, Gesù, figlio di Maria, eminente in questo mondo e nella vita

immediata e ultima; egli è tra i vicini a Dio.

Ed egli parlerà agli uomini dalla culla come un adulto e sarà nel numero dei giusti.

Corano, Sura al-Imran, 3:55

Dio dice: “O Gesù, io ti chiamerò a me, e poi ti innalzerò fino a me e ti purificherò dagli infedeli e

fino al giorno della Risurrezione porrò coloro che ti hanno seguito al di sopra degli infedeli. Poi a

Me tutti tornerete e io giudicherò tra voi delle vostre, discordie.

Contemplare

Il presepe e l ‘Islam

IL VOLTO : EPIFANIA DELL’INFINITO

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Pubblichiamo l’articolo apparso su http://www.saveriani.it

(di Giovanni Riboni e docenti)
Il nostro grande grazie ai Padri Saveriani di Desio, da 18 anni presenti all’IIS ‘Ettore Majorana’ di Cesano Maderno: una grande risorsa per la Scuola e per il territorio
I Padri Saveriani di Desio collaborano con i Docenti di Religione Cattolica dell’IIS ‘Ettore Majorana’ di Cesano Maderno fin dall’anno 2000, all’interno del Progetto: ‘Il sentiero del pregiudizio’ che i Docenti hanno fatto partire nel corso dell’Anno Santo della Redenzione indetto da Papa San Giovanni Paolo II (1920-2005). Ogni anno, da 18 anni, alcuni Padri Saveriani tengono nelle Classi alcune lezioni agli alunni. I temi trattati nei loro incontri sono stati molteplici e ad ampio spettro: la vita nelle terre di missione, la solidarietà verso gli ultimi, il dialogo interreligioso (che molti Padri portano avanti nei Paesi che li ospitano), i giovani e la vita di fede, l’inclusione e l’integrazione di immigrati e rifugiati, l’accoglienza e l’accompagnamento delle persone in difficoltà, ecc. Lo scorso anno scolastico il tema scelto ha avuto come titolo: ‘La custodia dell’ambiente e la tutela dell’acqua, bene prezioso e comune’, tema prescelto per riflettere sull’Enciclica di Papa Francesco: ‘Laudato sì’ sulla cura della casa comune (la nostra cara e amata Terra). Quest’anno il tema da svolgere avrà il titolo: ‘Dialogo interculturale: dall’Integrazione all’Interazione’ ed è stato preceduto da una Mostra Missionaria allestita nell’atrio dell’IIS Majorana dal 29 Novembre al 22 Dicembre 2018. La Mostra, intitolata: ‘Ti racconto una storia: c’era un volto’, è stata predisposta dal Centro di Documentazione sulla Mondialità (CDM) dell’Istituto Saveriano di Salerno e sta facendo il giro di Scuole, Parrocchie ed Oratori d’Italia. I ragazzi del Majorana che hanno visitato la Mostra hanno riflettuto in profondità sulle situazioni descritte nelle varie parti del mondo, mostrando sensibilità e solidarietà verso i volti e le storie presentate. La tesi di fondo è che lo sguardo diretto all’altro è l’atto costitutivo dell’incontro per oltrepassare barriere, preconcetti e schemi troppo semplicistici e riduttivi. Guardare il volto di chi ci sta di fronte vuol dire stabilire da subito una relazione che, come ricorda il filosofo Emmanuel Lévinas (1906-1995), è ‘immediatamente etica’; lo sguardo verso il volto dell’altro è la mia presa di responsabilità verso chi mi guarda, è il mio sentirmi interpellato eticamente dal suo volto.

L’altro che mi guarda non deve determinare in me paura e sospetto, ma al contrario rispetto, responsabilità e attenzione. Afferma il biblista e teologo Cardinal Gianfranco Ravasi: ‘L’odio e la paura dell’altro nascono dall’incapacità di guardarci in faccia: se facessimo più attenzione, scopriremmo di essere del tutto simili, segnati dalla stessa impronta umana, fratelli nel dolore e nella gioia. Riscopriamo la particolare capacità silenziosa del dialogo e dell’incontro cogli altri, così da far cadere prevenzioni e pregiudizi e accendere simpatia e comprensione!’. Così, faccia a faccia con chi ci sta di fronte, noi ci disponiamo ad un’autentica apertura verso l’altro e lo rispettiamo nel suo essere altro. L’ascolto della storia delle persone ci rende poi ‘compagni di strada’ e ‘concittadini del mondo’. Per vivere con chi ci sta di fronte abbiamo bisogno di ascoltare, conoscere, sapere, capire. Abbiamo bisogno che si crei il terreno fecondo per l’ascolto profondo del racconto dell’altro. Il volto che osserviamo e le parole che ascoltiamo narrano una storia che ci permette di passare dall’originaria relazione etica, fatta di responsabilità e rispetto, ad una relazione conoscitiva dell’altro fatta di attenzione ed empatia. L’infinita ricchezza dell’altro consentirà a noi di agire con lui e per entrambi nella concretezza di questo giorno, questo luogo e questa vicenda. Così diventeremo compagni di strada e, a poco a poco, attraverso il racconto, prenderà forma il mosaico della nostra reciproca identità (familiare, storica, culturale): un’identità non fissa e immutabile per sempre, non fatta di proclami o parole d’ordine, ma un’identità aperta agli sviluppi stessi della vita e della sua grande narrazione. Un’identità che, se ci radica nel luogo in cui ora viviamo e al quale si legano i nostri racconti, non ci costringe tuttavia nei limiti troppo spesso angusti di questo luogo, anzi ne dimostra la provvisorietà, un’identità che ci rende non soltanto concittadini rispetto a chi ci sta di fronte qui e ora, ma, dato il progressivo allargarsi dei limiti stessi della cittadinanza per effetto delle grandi trasformazioni globali, concittadini del mondo. In conclusione: il nostro incontro con l’altro è orientato tanto alla responsabilità etica originaria (lo sguardo verso il volto), che ci fa tutti fratelli di un’unica grande famiglia – e qui non si può non ricordare l’ideale di San Guido Maria Conforti (1865-1931): ‘Fare del mondo una sola famiglia!’ – , quanto alla conoscenza concreta e storica dell’altro in una determinata situazione, contesto, cultura e società (l’ascolto della storia). E’ in questo atto di umiltà che si apre infine la strada verso la conoscenza di DIO: infatti, come ricorda il filosofo svizzero Max Picard (1888-1965) ‘il volto dell’uomo è la prova dell’esistenza di DIO’. Non è prima di tutto per via logica o razionale, ma seguendo le tracce nascoste nel volto umano che cogliamo la luce del divino. ‘Il volto è sempre epifania dell’Infinito, esperienza d’un segreto che non si lascia ridurre alle nostre proporzioni’ (Padre Stefano De Fiores, 1933-2012).

I Docenti di Religione dell’IIS Ettore Majorana di Cesano Maderno: Demis Fuschini, Saverio Hernandez, Matteo Zampieri e Giovanni Riboni

IL VOLTO : EPIFANIA DELL’INFINITO